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AMBIENTE - REGIONALE
data articolo16 dicembre 2015

In fuga dall'Italia

In fuga dall'Italia

La riflessione dell'Arcivescovo di Torino, Monsignor Nosiglia

In fuga dall'Italia

Torino- Ieri è stato presentato dalla Fondazione Migrantes il Rapporto “Italiani nel mondo”, che ogni anno offre un resoconto sulla situazione delle emigrazioni dall'Italia. Quest'anno, all'evento, era presente anche l'Arcivescovo di Torino, Monsignor Nosiglia, che ha voluto esprimere la sua preoccupazione riguardo un dato sconcertante che è emerso durante la presentazione: sono stati oltre 100 mila gli italiani che nel corso del 2014 hanno abbandonato il paese. Si tratta prevalentemente di uomini, i genere celibi, fra i 18 e i 34 anni; ma non manca all'appello anche una discreta percentuale di donne. Questi nuovi numeri vanno ad aggiungersi ai 5 milioni di cittadini italiani che già vivevano all'estero. Dunque l’Italia non ha cessato di essere, come lo era in passato, Paese di emigrazione.
Tra i numerosi dati del Rapporto colpisce la forte crescita degli studenti italiani che scelgono di partire per un periodo di studio all’estero: sono 1.800 i ragazzi partiti con Intercultura per l’anno 2014-2015. Anche tra i laureati, il fenomeno dell’emigrazione per ragioni lavorative è tendenzialmente in crescita negli ultimi anni. Si parte perché all’estero ci sono maggiori prospettive di guadagno e di carriera, di flessibilità dell’orario di lavoro e di prestigio. Le mete preferite sono Regno Unito, Francia, Germania e Svizzera.
“Ma se i giovani partono, l’Italia si trova a diventare un Paese per vecchi”, ha sottolineato l'Arcivescovo.
Diventa, quindi, spontaneo chiedersi: Come guardare al futuro? In una situazione di incertezza e di precarietà lavorativa, occorre “allargare la cittadinanza in un momento in cui stanno emergendo chiusure e muri e un possibile blocco di Schengen; guardare con occhi nuovi alla mobilità umana perché “chiusure e paure non fanno che impoverire ulteriormente e disumanizzare la storia delle migrazioni che ancora oggi sono solcate da sofferenze”, ha sottolineato Monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes.
Un problema da non sottovalutare, che è certamente parte integrante della crisi e che richiede una maggior consapevolezza politica sulla cultura della migrazione e sull'accompagnamento.

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