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data articolo05 maggio 2016

Banche e s-fiducia: #bancadiasti liquida cliente e si schiera con #Equitalia

Banche e s-fiducia: #bancadiasti liquida cliente e si schiera con #Equitalia

La prima regola di una banca è conquistare la fiducia del cliente

Banche e s-fiducia: #bancadiasti liquida cliente e si schiera con #Equitalia

Una cassa di risparmio, nata come ente di beneficenza. Pie le sue attività, nelle quali elargiva beni gratuitamente ai ceti più umili del lontano ‘800. Grandi le attività che l’hanno fatta diventare banca, la Banca di Asti è un gruppo che ad oggi può vantare il sottotitolo di “Cassa di Risparmio dal 1842”. Un pozzo di filantropia non può che generare valori, acquistati di anno in anno con la preziosa fiducia del cliente.
Eppure, come ogni cosa degeneratasi nel presente millennio, quelle antiche virtù sono svanite. Oggi le cose sono diverse. La ‘valorosa’ Banca C. R. Asti, che nacque come ente di beneficenza, oggi ha dato la mano a un usurpatore. Dopo decenni di guerre, sangue e sudore, oggi l’Italia si ritrova a far da Stivale a un potente colosso, gigante tiranno. Un sovrano assoluto, un dominatore dispotico, un opprimente persecutore, noto con il nome di “Equitalia”. Possibile che una banca che vanta generosità per conquistare un cliente stringa la mano a un despota di mestiere?
Ebbene sì, anche questo accade sotto l’occhio vigile del nostro Stato ‘democratico’ e ‘civile’. Un dirigente della Banca di Asti che un bel giorno telefona a un suo cliente e gli dice: ci dispiace, lei non rappresenta il prototipo di cliente che vogliamo. Non è gradito. Il suo conto gli è stato revocato. Buona giornata. Ma chi è questo cliente? Cosa è successo? Soprattutto: di quale conto si tratta?
Il cliente in questione è un imprenditore. Uno come tanti, considerando solo la lunghissima lista nera di imprenditori, padri di famiglia, persone che si tolgono la vita ogni giorno perché in preda alla disperazione. Considerando le lunghissime file di attesa agli sportelli in cui ogni giorno Equitalia riscuote il sangue e il sudore degli italiani. Il cliente della Banca di Asti è stato citato da Equitalia per alcune cartelle esattoriali rivolte ad un’azienda di cui fa parte. Si tratta di un contenzioso pendente che nulla ha a che vedere con il conto revocato. Un contenzioso pendente di un’azienda che non c’entra nulla con il conto revocato. Di una cartella esattoriale che deve sottostare a tre gradi di giudizio prima di essere considerata valida. In più – non per ultimo ma in aggiunta – al cliente è stato sottratto il diritto di replica. È stato quindi tagliato fuori in un solo colpo, in una sola telefonata, senza dargli la possibilità di smentire o di spiegare, di chiarire.
Ma che importa, per Equitalia bastano e avanzano 160 giorni per saldare un conto. Non importa se non hai un lavoro e non sai come pagare, se non paghi entro 160 giorni scatta il pignoramento. E non può mancare una telefonata del direttore della tua “banca di fiducia” che liquida te e il tuo conto perché “non sei un cliente gradito”. Un cliente che la fiducia se l’è conquistata, e con grandi sacrifici, considerato il periodo tutt’altro che roseo. In un momento storico in cui l’ultima crisi è stata generata proprio dalle banche.

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